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Inverno 2009-2010: temperature quasi nella norma ma precipitazioni abbondanti
Si è da poco concluso l'inverno 2009-2010 (climatologicamente la stagione inizia il 1 dicembre e termina il 28 febbraio) e vediamo di tirare alcune conclusioni di ordine climatologico senza comunque entrare troppo nei dettagli.
Potrà apparire strano, ma sotto il profilo termico l'inverno appena conclusosi ha evidenziato, sul comparto territoriale romagnolo, temperature medie stagionali solo di pochissimo inferiori alle medie storiche di riferimento (in questo caso il trentennio 1961-1990), e neppure in modo omogeneo sul nostro territorio.
La sensazione di un inverno assai freddo, percepita molto probabilmente dal punto di vista soggettivo, è in buona parte dovuta all'elevato numero di giornate caratterizzate da cielo nuvoloso o coperto e quindi con scarso soleggiamento (pertanto con valori termici diurni piuttosto bassi) e da una incidenza di piogge e nevicate anche in pianura certamente superiore al trentennio di riferimento, segnatamente nei mesi di dicembre 2009 e gennaio 2010 in merito alle nevicate e febbraio 2010 in riferimento alle piogge.
Ma le rilevazioni strumentali indicano, su base stagionale, un trimestre sostanzialmente allineato ai dati climatologici di riferimento, a parte oscillazioni di piccola ampiezza positive o negative a seconda delle aree compartimentali.
In realtà si proviene da una serie di invernate sostanzialmente più miti rispetto alla norma, con il picco toccato nel non inverno 2006/2007; uno dei più miti di sempre, per cui, per così dire, ci si era “abituati troppo bene”.
Ben diverso l'aspetto pluviometrico: infatti l'inverno 2009-2010 è stato assai generoso in termini di precipitazioni, sia piovose che nevose, con diffuse anomalie pluviometriche positive, talora anche di assoluto rilievo.
Infatti per trovare una stagione con precipitazioni cumulate maggiori di quella attuale occorre risalire agli inverni 1971/1972 e 1972/1973 o, nella migliore delle ipotesi, all'inverno 1978/1979.
Le condizioni generali a livello di circolazione atmosferica in quota su scala emisferica, che hanno caratterizzato l'intera stagione, ma con particolare riferimento ai mesi di dicembre 2009 e gennaio 2010, evidenziano la presenza di significative anomalie bariche positive sull'area artica (con particolare riferimento al comparto groenlandese dove sovente si sono strutturati anticicloni di blocco); ed anomalie sensibilmente negative su medio Atlantico e fino all'Europa centrale. Tale distribuzione delle anomalie implica di norma una minore intensità e sud shift del jet-stream Atlantico delle medie latitudini (condizioni di NAO fortemente negativa), portando i sistemi perturbati oceanici ad interessare con maggiore frequenza il bacino del Mediterraneo, facendovi nel contempo confluire masse d'aria calda ed umida di provenienza marittima con masse d'aria polare/artica di estrazione marittima o continentale.
L'abbassamento in latitudine dell’asse del jet-stream oceanico è stato inoltre all'origine, come sovente accade in questi casi, di anomalie termiche negative su gran parte del continente europeo, molto spesso sottoposto ai settori freddi delle depressioni, il quale ha del resto vissuto uno degli inverni più freddi degli ultimi 30 anni, mentre sulle nostre regioni tali condizioni ci hanno interessato in forma marginale ed essenzialmente in dicembre e gennaio.
Vediamo quindi brevemente qualche dato relativo alla stagione appena conclusa ed inerente il nostro territorio.
La temperatura media stagionale ha visto anomalie negative comprese tra 0.3 e 0.5°C sul comparto di bassa pianura del ravennate; tra 0.1 e 0.3°C sulla fascia pedecollinare ravennate e non oltre 0.1°C sul settore forlivese-cesenate, mentre sulla fascia costiera si registrano deboli anomalie positive, in genere dovute alla minore incidenza di basse temperature minime che invece hanno caratterizzato le zone di bassa pianura, particolarmente in dicembre e primi giorni di febbraio e nelle aree con maggiore copertura nevosa al suolo.
A livello regionale le anomalie termiche negative si attestano intorno a 0.3°C, con gennaio che risulta il mese più freddo rispetto alla media trentennale (tra -0.2 e -0.7°C di anomalia termica), mentre febbraio appare come il meno freddo dei tre (sempre rispetto alle medie e con deboli anomalie positive generalizzate, oscillanti tra 0.1 e 0.5°C).
Non sono mancate temperature minime assolute di un certo rilievo durante intense ma brevi irruzioni fredde; in particolare quella del 18-22 dicembre 2009 ha portato valori intorno -15°C sul comparto pianeggiante nordoccidentale del ravennate ed in alcune limitate aree del basso faentino e forlivese, mentre tra il primo ed il 2 febbraio 2010 i valori hanno raggiunto circa -12°C su ravennate nordoccidentale.
Per ritrovare simili valori occorre risalire all'inverno 2001/2002 (ma in aree alquanto limitate) o addirittura a quello 1990/1991 (febbraio 1991).
Ma l'inverno 2009/2010 si distingue anche per repentini sbalzi termici, ed il caso più eclatante è rappresentato dal 25 dicembre 2009 allorquando pochi giorni dopo una intensa irruzione fredda si è manifestata una notevole invasione di aria calda da SSW a causa della particolare modalità di risoluzione del blocco euroatlantico, la quale è riuscita a rompere la solida inversione termica venutasi a creare nei giorni precedenti (con deboli piogge sopraffuse) facendo schizzare i termometri fino a 18°C su gran parte del territorio.
Pertanto un inverno quasi nella norma dal punto di vista termico ma con picchi minimi e massimi assoluti di un certo rilievo, e che è parso “a pelle” piuttosto freddo dopo un triennio durante il quale le temperature erano state complessivamente alquanto miti.
Precipitazioni invece molto abbondanti su tutto il territorio, con alcune aree che hanno doppiato il valore climatologico di riferimento. I massimi di anomalia pluviometrica positiva sono appannaggio della fascia costiera, mentre più ridotte ma ugualmente sensibili sono state le anomalie positive su settore pedecollinare faentino, forlivese e cesenate.
In termini percentuali si va da un 45/50% di precipitazioni in più su queste ultime aree, per finire ad un 80/100% in più su costa ravennate e riminese. Complessivamente a livello regionale la piovosità è stata di circa il 60% oltre la media trentennale 1961-1990 e rappresenta un dato assai significativo che ricompare solo nei piovosi inverni 1971/1972 e 1972/1973.
Particolarmente piovosi (comprendendo anche le precipitazioni solide) sono risultati i mesi di gennaio (+60% circa sulle medie) e febbraio (+90% circa), mentre in dicembre le precipitazioni sono state comunque rilevanti ma in misura inferiore rispetto agli altri due mesi ed in riferimento ai valori climatologici.
Infine l'inverno appena concluso si è distinto per nevosità superiore alle medie climatologiche di riferimento, particolarmente nelle aree di pianura (segnatamente ravennate e forlivese) ma anche lungo le coste; ciò a causa di 4 eventi di sicuro rilievo (18-19 dicembre 2009; 5, 26 e 31 gennaio 2010), con i primi tre che hanno coinvolto maggiormente le province di RA/FC, mentre quello del 31 gennaio si è fatto particolarmente sentire su costa riminese.
Gli accumuli stagionali hanno raggiunto, in alcune aree di pianura interna così come su alcuni comparti pedecollinari, i 50 cm e localmente anche oltre, mentre in talune aree costiere si è arrivati fino a 30 cm circa. Più coinvolte le province di RA/FC; meno il riminese, a parte l'episodio del 31 gennaio 2010. Altre nevicate, ma di scarsa entità con modesti accumuli al suolo, sono occorse in dicembre e prima decade di febbraio, a testimonianza di un trimestre insolitamente nevoso sebbene superato, in termini di accumuli complessivi ed in tempi relativamente recenti, dal 1998/1999 e 2004/2005 su forlivese e cesenate; mentre su ravennate (aree di pianura) per trovare accumuli stagionali superiori occorre tornare all'inverno 1990/1991.
In definitiva archiviamo un trimestre invernale la cui maggiore peculiarità è individuabile nell'elevata e generalizzata piovosità e nevosità, mentre sotto il profilo termico i valori si sono attestati molto vicini alle medie di riferimento.
Pierluigi Randi
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