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Neve di primavera
Potrà apparire strano che si parli di neve primaverile viste le temperature di questi ultimi giorni (specialmente le massime, notevolmente inferiori alla norma del periodo), ma la recente nevicata occorsa tra il 9 ed il 10 marzo 2010 non va climatologicamente inquadrata come episodio invernale ma primaverile, giacchè, sempre secondo i canoni della climatologia, l'inverno è terminato col giorno 28 febbraio, e dal primo marzo siamo in primavera (le stagioni meteoclimatologiche non corrispondono a quelle astronomiche).
L'evento, che non ha visto uniforme distribuzione delle precipitazioni nevose le quali sono state pressoché assenti sulla fascia costiera e pianure limitrofe, è sicuramente di rilievo, e rappresenta la nevicata primaverile più consistente dal marzo 1976, quando tra i giorni 8 e 10 si ebbero accumuli al suolo ancora più rilevanti, quantomeno nell'area di pianura e fino alla costa.
Diversa la situazione sui rilievi, laddove non mancarono nevicate di particolare intensità anche nel marzo 2005 ed in altre circostanze negli anni precedenti.
Il recente episodio, che si inquadra in un periodo alquanto piovoso e nevoso (inverno 2009/2010), ha visto una distribuzione delle nevicate in pianura alquanto diversificata e vincolata all'effetto delle correnti da ENE (bora), le quali, avendo una significativa componente marittima attraversando l'Adriatico, rendono assai difficoltoso il verificarsi di nevicate al piano, a meno che non siano associate ad irruzioni fredde nei bassi strati troposferici di particolare intensità (febbraio 1991; dicembre 2001, ad esempio); ciò vale in particolare per la costa romagnola, laddove giungono correnti da ENE o NE che hanno compiuto un lungo tragitto sul mare ed hanno acquisito dal basso parte del tepore che caratterizza le superfici marine, sebbene in un periodo dell'anno durante il quale i valori termici superficiali raggiungono il minimo annuale.
Sulle aree venete ed a volte anche sul comparto ferrarese, giungono invece con maggiore frequenza flussi nordorientali ma con un maggiore tasso di continentalità (causa minore percorso sulla superficie marina) ed in questo caso le precipitazioni nevose risultano più frequenti anche con venti da NE.
Per tale motivo normalmente le nevicate con maggiore estensione territoriale si hanno in Romagna, con particolare riferimento alle aree di pianura e costiere, con flussi nei bassi strati orientati da W o NW, i quali provengono dalla Pianura Padana e non hanno la componente marittima, risultando decisamente più freddi (a parità di caratteristiche termiche della massa d'aria in azione).
Appena però si incontrano i primissimi rilievi appenninici la situazione cambia radicalmente: in primo luogo a mano a mano che si allontana dalla costa i venti nordorientali perdono le caratteristiche di marittimità; in secondo luogo l'effetto stau dovuto all'impatto delle correnti sui rilievi, determina moti ascensionali più spinti (orografici) con naturale e maggiore abbassamento delle temperature a parità di quota (l'aria costretta a salire nell'impatto coi monti, si espande e si raffredda rapidamente determinando un significativo calo termico); ed inoltre si hanno più nubi e maggiori precipitazioni rispetto al comparto pianeggiante e costiero.
Ecco perché in genere, con situazioni sinottiche caratterizzate da forti venti di bora nei bassi strati, il divario tra gli accumuli pluviometrici che occorrono su fascia appenninica e pedecollinare e quelli che si hanno su bassa pianura e costa, può essere molto elevato, al di là della frazione di precipitazioni ad innesco dinamico in condizioni assai perturbate, la quale risulta generalmente più omogenea.
Se poi le condizioni ambientali sono inclini al verificarsi di nevicate anche a bassa quota, come accaduto nel recente episodio, ecco che gli accumuli nivometrici possono essere di notevole importanza anche a quote non eccessivamente elevate (in genere già dai 100/200 m in su).
Infatti gli accumuli massimi di neve al suolo risultano oscillanti tra 10 e 15 cm su lughese e faentino (con qualche picco di 20 cm sul comparto nordoccidentale del comprensorio lughese); di 5/10 cm su area pianeggiante forlivese/cesenate; 0/5 cm sul resto della pianura e sulla costa ravennate/riminese.
Ma già a quote collinari o pedecollinari molto basse (circa 200 m sul livello del mare) gli accumuli sono stati molto superiori: a titolo di esempio nella località Casola Valsenio, nella prima collina tra imolese e faentino posta a 195 m sul livello del mare, sono occorsi circa 50 cm di neve; un divario nei confronti delle aree di pianura che non si ebbe durante gli eventi del 19 dicembre 2009 e 5 gennaio 2010, quando le dinamiche relative a questi peggioramenti furono sostanzialmente diverse.
Insomma un classico esempio di nevicata fortemente condizionata da stau orografico in seno a forti correnti da ENE o NE.
Un altro aspetto caratterizzante questo intenso evento primaverile, è relativo alle fortissime correnti di bora, particolarmente intense lungo la costa ed i settori pianeggianti adiacenti, le quali se da un lato hanno in larga misura inibito le precipitazioni nevose in quelle aree, dall'altro hanno sollevato mare grosso con notevoli danni alla fascia litoranea ed anche alle infrastrutture (specie su ravennate e ferrarese), sia per le violente raffiche massime sia per l'invasione delle acque marine in direzione delle aree limitrofe alla costa.
Sono stati infatti toccati picchi di 90/95 km/h con presumibili punte di 100 km/h e localmente anche oltre in considerazione dei danni provocati.
Nel complesso archiviamo quindi un evento pienamente invernale di assoluto rilievo sebbene in un contesto stagionale primaverile che, almeno per la pianura interna del ravennate e forlivese si colloca immediatamente dopo quello storico del marzo 1976.
P. Randi
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| Nella mappa sopra sono evidenziati i diversi percorsi che compiono le correnti nordorientali diversificandone le proprietà termoigrometriche. La bora 1 (in figura) ha una minore componente marittima; in bora 2 è maggiore, ed è quella che più spesso investe il comparto costiero ravennate e riminese. | |
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