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La temperatura (mal) percepita
Oramai è diventato un appuntamento irrinunciabile e fisso. Non appena si entra nel periodo estivo (ma spesso anche in quello tardo-primaverile) ed alle prime ondate di caldo, tornano di moda, con la puntualità di un orologio svizzero, le "temperature percepite o apparenti" oppure i cosiddetti "indici di calore" o "heat index".
Telegiornali, giornali ed in genere tutti i mass media fanno a gara per poter esibire la "temperatura percepita" più elevata, poiché a volte le temperature reali previste durante le "normali" ondate di caldo non sono sufficientemente alte per poter elevare a dovere il tasso di sensazionalismo e drammatizzare il più possibile l'evento (pratica assai in voga, e non solo in campo meteorologico).
La "caccia" alla fatidica soglia dei 40°C previsti è oramai diventata uno sport mediatico nazionale, e se non ci si arriva "fisicamente" lo si fa artificialmente chiamando in causa l'indice di calore.
Il quale non è affatto una grandezza "fisica" ma un semplice artifizio per dare una dimensione al disagio umano provocato dall'accoppiata temperatura-umidità relativa durante le onde di calore estivo.
Non è rilevato da alcuno strumento e non ha alcun valore sia in riferimento ad analisi climatologiche sia per scopi previsionali, sebbene abbia una sua utilità in medicina.
Però va molto di moda e contribuisce a rendere più minacciosa e temibile la fase calda eventualmente in arrivo.
In realtà l'indice di calore non dà neppure l'esatta dimensione o gravità di una ondata di caldo, giacché tale caratteristica verrà sempre e comunque sentenziata dai reali valori termici osservati.
Del resto l'estate media della Pianura Padana e di gran parte del comparto territoriale emiliano-romagnolo è tipicamente caratterizzata, oltre che da elevati valori termici, anche da significativi tassi di umidità relativa, che aumentano a mano a mano che ci si avvicina al mare Adriatico (la nostra sorgente di umidità specifica).
Insomma il caldo umido è una prerogativa tipica della nostra estate, e sicuramente sono più anomali 38/40°C con bassi tenori di umidità relativa (2003/2007 gli esempi più eclatanti), vale a dire caldo torrido, che non 34° con umidità relativa alta e quindi con afa anche opprimente, cioè caldo umido.
Pertanto nelle aree costiere, ma anche sul settore centrorientale della territorio romagnolo, è assai comune trovare in estate valori igrometrici molto elevati a causa delle brezze marine che, specie nelle ore pomeridiane-serali, trasportano masse d'aria assai umida verso l'entroterra, a meno che non siano in atto correnti di fohn appenninico (libeccio).
Questo accadeva anche in tempi remoti, ma la "temperatura percepita" ancora non esisteva, e non si poteva urlare ai fatidici 40°C.
Peraltro si tende a far confusione anche parlando di semplice caldo; infatti non è infrequente sentirsi dire o leggere: "ondata di caldo torrido, l'afa è opprimente".
Ma il caldo torrido è quello secco, ovvero caratterizzato da altissime temperature e bassa umidità relativa (esempio il caldo desertico), meglio sopportabile dal nostro fisico.
Quando abbiamo afa insopportabile siamo quindi in presenza di caldo umido e non torrido.
Comunque, concludendo, per i seguaci della temperatura percepita o apparente, ecco in allegato una semplice tabella di conversione tra temperatura reale e temperatura apparente, insomma l'heat index.
P. Randi
MeteoCenter
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